Custoza cresce: quando la freschezza del Garda impara l’arte dell’attesa
C’è un fascino sottile nei vini che sanno raccontare il proprio territorio senza alzare la voce. Il Custoza è, da sempre, l’emblema di questa filosofia: un bianco gentile, profumato, nato da un mosaico di uve (dalla Garganega al Cortese, passando per il Trebbiano) custodito nelle colline a sud-est del lago di Garda.
Un calice che storicamente associamo alla convivialità immediata, alla spensieratezza di una cena d’estate, alla freschezza che disseta e pulisce la bocca.
Ecco perché ho deciso di provare un vino che fosse beverino, che riuscisse a placare la mia sete di estate facendomi ritornare a qualche settimana fa.
D’altro canto, settembre è sempre un po’ sinonimo di nostalgia .
La mia scelta è ricaduta su questa tipologia per il suo colore brillante, io volevo un vino che fosse beverino e di solito il colore brillante viene associato ad una buona acidità e freschezza, per quanto io ne sappia.
Questa tipologia di vino ha anche una doppia anima e adesso ti spiego il perché. Da un lato abbiamo il Custoza classico, il compagno fedele per un aperitivo, un risotto leggero, una frittura di pesce di lago o di mare. È il vino che profuma di fiori bianchi e mela renetta, immediato e democratico.
Dall’altro, la nuova Riserva apre le porte a nuovi abbinamenti: un pesce al forno più impegnativo, carni bianche con salse elaborate, o persino formaggi di media stagionatura che trovano finalmente un interlocutore bianco all’altezza della situazione.
Uno sguardo da consumatori attenti
Io voglio ricordarti che il vino è una materia organica, che è soggetto a continue evoluzioni e mutamenti, in funzione di diversi fattori che puoi immaginare.
No ? Lavorazione in vigneto, tecnica di allevamento, pratiche di lavorazione in cantina, conservazione, affinamento, forse anche packaging.
Il prezzo di mercato in questo caso è di pochi euro, ma ovviamente nel caso di una versione matura sale sensibilmente.
Lo scontrino si riferisce ad una qualsiasi G.D.O.


