Quando si pronuncia la parola ‘NDUJA, la si associa sempre al peperoncino. Penso al piccante di questo salume insaccato tipico della Calabria, esportato in tutto il mondo dai nostri expat. Il paese in cui si dice sia nato questo prodotto è Spilinga.
È una cittadina a circa 450 m s.l.m., nel territorio del Vibonese, in Calabria meridionale.
Questo non è un prodotto che ha tutela a livello europeo, né un disciplinare a protezione, ma forse è proprio questo il bello. Attualmente è in corso l’iter per il riconoscimento europeo.
Probabilmente il segreto del suo successo è da ricercare proprio nel fatto che è così famoso e radicato che ormai fa parte dei P.A.T. (prodotti agroalimentari tradizionali).
È un prodotto che nasce dalle parti meno nobili della lavorazione del maiale e il rapporto della massa carne/aromi è di circa 70/30.


Pensa ad un mondo contadino, senza i frigoriferi in casa, considera che il grasso è idrorepellente e pensa anche che il peperoncino, arrivato da altri continenti e poi attecchito benissimo in una terra montuosa, soleggiata e ventilata allo stesso tempo.
Tutto ciò contribuisce ad allungare la conservazione in quanto potente antibatterico naturale. Ecco quindi che la classe operaia, la classe contadina, trova conforto in questo spalmabile piccante a supporto di una dieta povera e (magari) frugale.
La ricetta può variare tra una zona e l’altra; puoi trovare pezzature sia piccole che grandi.
La ‘Nduja è per chi ama le sfide; la consumi solo se sei un audace che non teme il pericolo.
Va bene, forse esagero, ma come si consuma questo prodotto? I suoi utilizzi sono diversi: in purezza, come ingrediente per sughi, anche in un bel tagliere misto.
Ci sono anche similitudini con altri prodotti del Nord Italia, così come altre varianti del nome in declinazione dialettale, ma la ‘Nduja è proprio un prodotto identitario, su questo non ci sono dubbi.
Puoi trovarla in diversi formati, sia in budello che in barattolo.
